Friday, October 16, 2026
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I grifoni tornano sul Monte Meta

Se alzate lo sguardo verso il cielo del Monte Meta, a 2242 metri di quota al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise, potreste vedere grandi ombre disegnare cerchi concentrici nell’azzurro. Sono i grifoni (Gyps fulvus), rapaci necrofagi di dimensioni imponenti che hanno ricolonizzato queste montagne dell’Appennino centrale dopo decenni di assenza. Un esemplare adulto raggiunge gli undici chilogrammi di peso e un’apertura alare di quasi tre metri: quando volteggia a duecento metri d’altezza sopra le valli, le sue dimensioni sono evidenti anche a occhio nudo. Il massiccio del Meta, compreso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, offre a questi uccelli tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere: ampie valli aperte per il volo planato, correnti ascensionali potenti lungo i versanti rocciosi, pareti verticali per nidificare al riparo dai disturbi e abbondante fauna selvatica che garantisce disponibilità costante di cibo durante tutto l’anno.

Come riconoscere un grifone in volo

Durante il volo sopra le creste del Monte Meta, il grifone mostra caratteristiche inconfondibili che permettono di distinguerlo da altri rapaci appenninici come l’aquila reale. Le ali sono molto larghe e lunghe, con le penne primarie ben separate tra loro come le dita di una mano aperta: questo adattamento anatomico permette all’uccello di sfruttare ogni corrente d’aria ascensionale che si forma lungo i versanti della montagna. Il piumaggio fulvo che riveste il corpo e la parte superiore delle ali contrasta con le penne remiganti e la coda, che sono di colore scuro. La coda è corta e squadrata, mai a ventaglio. Il lungo collo viene tenuto ripiegato durante il volo planato, mentre quando l’uccello si posa sulle rocce assume una postura eretta con la testa sollevata a scrutare l’orizzonte: questa posizione permette di avere una visuale ottimale per individuare altri esemplari che potrebbero aver trovato cibo nelle valli sottostanti.

Il mestiere di spazzino naturale

Il grifone trascorre fino a otto ore al giorno volteggiando a grandi altezze sopra il massiccio del Meta, scrutando con la sua vista acutissima i versanti boscosi e le valli aperte sottostanti. La vista dei rapaci è circa otto volte più potente di quella umana: un grifone che vola a mille metri di quota riesce a individuare una carcassa di cervo nascosta tra i faggi del fondovalle. Il becco robusto e fortemente uncinato è perfetto per lacerare la pelle spessa degli ungulati, mentre il lungo collo nudo gli permette di raggiungere l’interno delle carcasse di animali morti senza sporcare il piumaggio delle piume di volo. Quando un grifone individua una carcassa e inizia a scendere in picchiata, gli altri esemplari che volteggiavano nelle vicinanze convergono rapidamente verso il punto segnalato. In pochi minuti si forma un gruppo di decine di individui che si nutrono insieme, svolgendo la fondamentale funzione ecologica di spazzini naturali nelle aree protette dell’Appennino centrale.

Perché il Monte Meta è l’habitat ideale

Il Monte Meta, con i suoi 2242 metri di altitudine, è la vetta più alta del massiccio e domina un territorio montano di oltre quarantamila ettari tra tre regioni. I versanti esposti a sud creano correnti ascensionali termiche molto potenti che i grifoni sfruttano per volare senza battere le ali, risparmiando energia preziosa durante le lunghe ore di perlustrazione. La presenza abbondante di fauna selvatica come cervi, caprioli, camosci appenninici e cinghiali, insieme agli allevamenti tradizionali di ovini praticati dai pastori nelle valli montane, garantisce disponibilità costante di carcasse. Le imponenti pareti rocciose calcaree, alte fino a trecento metri e completamente verticali sul versante nord, offrono siti di nidificazione sicuri e inaccessibili ai predatori terrestri. A quote tra milleottocento e duemiladuecento metri, dove i grifoni preferiscono costruire i nidi, le temperature rimangono fresche anche d’estate: condizione importante per uccelli di queste dimensioni.

Nidificare in colonia sulle pareti

A differenza di altri grandi rapaci come l’aquila reale, che nidifica in coppie isolate e difende aggressivamente il proprio territorio di caccia, i grifoni formano colonie di nidificazione con diverse decine di coppie nidificanti ravvicinate tra loro. Le pareti rocciose verticali sul versante nord del Monte Meta ospitano i nidi voluminosi, costruiti con rami secchi e materiale vegetale raccolto nelle valli su cenge rocciose a quote tra 1900 e 2100 metri. La femmina depone un singolo uovo bianco tra gennaio e marzo, che viene covato da entrambi i genitori per circa cinquantacinque giorni alternandosi regolarmente sul nido. Il pulcino resta nel nido per circa quattro mesi, nutrito quotidianamente con cibo rigurgitato dai genitori che compiono lunghi voli di foraggiamento anche molto distanti. La nidificazione coloniale offre vantaggi evolutivi importanti: i giovani imparano osservando attentamente gli adulti dove trovare cibo nelle valli, e la presenza di molti individui aumenta le possibilità di individuare rapidamente le carcasse disponibili sul vasto territorio montano circostante.

Viaggi migratori attraverso l’Appennino

I grifoni del Monte Meta sono instancabili volatori migratori a lungo raggio capaci di coprire distanze enormi spostandosi tra le diverse popolazioni appenniniche e mediterranee. Grazie alle moderne tecniche di marcatura con anelli colorati metallici e sofisticati dispositivi GPS satellitari applicati sul dorso dai ricercatori, è stato documentato scientificamente che alcuni esemplari osservati regolarmente sul Meta provengono dalle colonie spagnole della Catalogna, dopo aver percorso oltre millecinquecento chilometri attraverso i Pirenei, la Francia meridionale e le Alpi occidentali. Questi movimenti non sono migrazioni stagionali regolari e prevedibili, ma spostamenti erratici e imprevedibili alla ricerca di territori con buona disponibilità di cibo e siti adatti. Un giovane grifone in dispersione può percorrere fino a quattrocento chilometri in un solo giorno di volo continuo, spostandosi dalla Meta fino ai Monti Sibillini marchigiani o alla Maiella abruzzese senza praticamente mai battere le ali, sfruttando esclusivamente le correnti ascensionali che si formano naturalmente lungo la catena appenninica come autostrade aeree naturali ad alta quota.

Il ritorno dopo l’estinzione locale

Il grifone si era completamente estinto dall’Appennino centrale nei primi decenni del Novecento, cadendo vittima della persecuzione diretta e sistematica da parte dell’uomo che lo considerava erroneamente pericoloso per il bestiame e dell’uso massiccio di bocconi avvelenati distribuiti contro i grandi predatori. Il ritorno spontaneo sul Monte Meta negli ultimi anni è il risultato diretto e positivo dei progetti di reintroduzione scientifica realizzati con successo in altre aree protette dell’Appennino a partire dal 1994, dove centinaia di giovani grifoni nati in cattività sono stati rilasciati gradualmente in natura. La popolazione italiana complessiva conta oggi circa centottanta coppie nidificanti stabili, concentrate principalmente nelle regioni del Friuli Venezia Giulia, dell’Abruzzo, della Basilicata e della Sardegna, con una tendenza demografica in lenta ma costante crescita. Sul Monte Meta la presenza documentata è ancora irregolare e discontinua, trattandosi principalmente di giovani individui in fase di esplorazione territoriale.

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