Friday, October 16, 2026
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Canossa e i castelli della Grancontessa

L’Appennino reggiano si alza dalla pianura con dorsali frastagliate, dove calanchi e rupi arenacee ospitano castelli medievali costruiti intorno all’anno Mille. Il territorio apparteneva alla Grancontessa Matilde di Canossa, figura centrale delle lotte tra papato e impero nel secolo XI. I castelli di Matilde si distribuiscono lungo la provinciale 73 che da Reggio Emilia sale verso Ciano d’Enza: le fortificazioni occupano posizioni elevate, controllando valli appenniniche e pianura. Il percorso copre 29 chilometri tra strade provinciali, attraversando borghi, rocche e centri termali dell’Emilia-Romagna. La prima tappa si raggiunge lasciando la pianura e salendo verso Canossa: la strada stretta guadagna quota tra boschi e campi coltivati, fino a dove la rupe bianca emerge dal paesaggio. Il Castello di Canossa sta su un blocco di arenaria bianca alto 76 metri, visibile a distanza.

La rupe di Canossa e l’umiliazione di Enrico IV

Il castello fu costruito intorno al 940 su una rupe di arenaria che domina le valli sottostanti. La posizione strategica permetteva il controllo delle vie appenniniche e della pianura verso nord. Oggi restano i ruderi del mastio, porzioni di mura perimetrali e la Cripta della Chiesa di Sant’Apollonio. La salita alla sommità parte dal parcheggio: una rampa sterrata guadagna quota attraverso curve strette, con un dislivello di circa 60 metri dalla base. Il gennaio 1077 segna l’episodio storico più noto: l’imperatore Enrico IV, scomunicato da papa Gregorio VII, raggiunse Canossa per ottenere il perdono. Rimase tre giorni davanti al castello, scalzo e vestito con un saio, prima che il papa revocasse la scomunica alla presenza della contessa Matilde e dell’abate Ugo di Cluny. Il Museo Nazionale di Canossa espone un fonte battesimale in pietra arenaria del XII secolo e documenta le fasi costruttive del castello.

Rossena e la torre di vedetta

A cinque chilometri da Canossa, seguendo la provinciale verso Ciano d’Enza, si raggiunge la Rocca di Rossena. L’edificio sorge su una rupe di origine vulcanica, formata da roccia rossastra che ha dato il nome al luogo. La rocca è circondata da mura con bastioni costruiti in epoche successive: la struttura appare compatta, un corpo unico con la roccia sottostante. La strada sale tra calanchi: il paesaggio cambia rispetto alla rupe bianca di Canossa, qui prevalgono formazioni argillose solcate dall’erosione. La rocca emerge sulla destra, mentre sulla sinistra la Torre di vedetta di Rossenella sorveglia ancora la valle. All’interno si conservano ambienti medievali e rinascimentali: sale con soffitti a volta, camminamenti sulle mura e una cappella decorata con affreschi del XV secolo. Dai bastioni si vedono in lontananza le rovine del Castello di Canossa, distanti poco più di tre chilometri. Il panorama copre la Val d’Enza fino alla pianura.

Votigno e il tempio tibetano tra le mura medievali

Due chilometri più a valle, nel borgo medievale di Votigno, si trova un centro culturale inaspettato. La Casa del Tibet occupa un gruppo di edifici ristrutturati tra le mura del borgo antico, trasformati in centro buddhista da volontari e artigiani provenienti da diversi paesi. Il borgo è circondato da colline: l’ambiente silenzioso favorisce la meditazione. Al centro del complesso sta un tempio decorato da Tashi Tsering Lama, esperto di pittura sacra tibetana. Le pareti interne mostrano figure di divinità buddhiste, mandala e scene della vita di Buddha, eseguite secondo la tradizione artistica tibetana. Il borgo medievale mantiene la struttura originaria: archi in pietra, volte a botte e passaggi coperti. Il Museo del Tibet, inaugurato dal Dalai Lama nel 1999, custodisce strumenti musicali rituali, vesti monastiche, thangka dipinte su stoffa e fotografie storiche. Parte della collezione fu donata da Fosco Maraini, fotografo che documentò il Tibet negli anni Cinquanta.

Quattro Castella e il corteo storico matildico

Proseguendo verso la pianura, si arriva a Quattro Castella, comune che deve il nome alle quattro rocche costruite su altrettanti colli boscosi. Le fortificazioni furono edificate per difendere il sistema matildico: oggi sopravvive solo la Rocca di Bianello, che mantiene i bastioni del XIII secolo. La rocca occupa la sommità di un colle coperto da boschi di querce e carpini. Il paese si sviluppa ai piedi: case moderne alternate a edifici storici, tra cui la Chiesa di Sant’Antonino e la Chiesetta della Madonna della Battaglia. L’accesso parte dal centro: una strada asfaltata sale per circa un chilometro. La rocca conserva la cinta muraria con torrioni angolari e una corte interna pavimentata in ciottoli. All’interno si visitano sale con soffitti a cassettoni e il loggiato che si affaccia sulla pianura padana. Il borgo organizza ogni anno, l’ultima domenica di maggio, il Corteo Storico Matildico: rievocazione in costume dell’episodio della nomina della contessa Matilde a Vicaria imperiale nell’anno 1111.

Montechiarugolo e il fantasma della fata Bema

Il percorso prosegue verso nord-ovest attraverso campagne coltivate. Montechiarugolo conserva un centro storico raccolto intorno al castello, edificio costruito sui resti di un maniero duecentesco distrutto nel 1313. L’aspetto attuale risale al Quattrocento, quando Guido Torelli, condottiero dei Visconti, ricostruì l’edificio. Il castello ha pianta ottagonale, circondato da una cinta muraria con fossato e ponte levatoio ancora funzionante. L’ingresso al borgo avviene attraverso una porta ad arco: la strada principale porta al castello, visibile al termine di un viale alberato. Nel Cinquecento il letterato Pomponio Torelli trasformò il castello in residenza signorile, richiamando artisti e ospitando papa Paolo III e il re Francesco I. Le sale interne mostrano affreschi cinquecenteschi: scene mitologiche e grottesche decorano pareti e soffitti. Secondo la tradizione locale, nel castello abita il fantasma della fata Bema, giovane indovina che si aggira tra le sale.

Monticelli Terme e le acque dell’Appennino

L’ultima tappa si trova a pochi chilometri da Montechiarugolo. Monticelli Terme è un centro termale sviluppato intorno allo stabilimento Borrini, attivo dal XIX secolo. Le acque sono classificate come salso-bromoiodiche, utilizzate per trattamenti dell’apparato respiratorio. Lo stabilimento occupa un parco alberato: edifici storici alternati a padiglioni moderni, piscine termali e aree dedicate alla cura. La struttura ha inaugurato la spa Comfort Zone, spazio benessere con trattamenti a base di acque termali, piscine riscaldate e vasche idromassaggio. Il complesso include un terrazzo con solarium. Le terme si raggiungono dalla provinciale che collega Montechiarugolo a Basilicagoiano. Il paese mantiene un centro storico piccolo, con chiesa parrocchiale e case rurali del Settecento. Da Monticelli si può rientrare verso Parma o Reggio Emilia attraverso la statale che costeggia la Val d’Enza. Il percorso tra i castelli matildici copre un territorio vario: dall’Appennino con rupi e calanchi alla pianura agricola e termale.

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