Il Museo Egizio di Torino conserva oltre 40.000 reperti egizi distribuiti su 8.000 metri quadri nel seicentesco Palazzo dell’Accademia delle Scienze, nel centro storico della città. È il secondo museo egizio al mondo per importanza e dimensioni, superato solo dal Museo Egizio del Cairo, e il più grande dell’intera Europa. Qui trovi mummie umane e animali, papiri con scrittura ieratica, statue colossali di faraoni, gioielli, sarcofagi dipinti, oggetti quotidiani di tremila anni fa. Il Piemonte ospita questa collezione straordinaria fin dal 1824, quando Carlo Felice di Savoia acquistò 5.268 pezzi dalla spedizione di Bernardino Drovetti. Nessun altro museo italiano ha mai concentrato in un unico luogo una simile densità di oggetti dall’antico Egitto: dalle prime dinastie del 3200 a.C. fino all’epoca copta del VII secolo d.C.
Quando i Savoia comprarono l’Egitto nel 1824
La storia del Museo Egizio comincia con un piemontese avventuroso: Bernardino Drovetti, nato a Barbania nel 1776, console generale di Francia in Egitto per quasi vent’anni. Tra il 1803 e il 1822 raccoglie una collezione privata di oltre 5.000 reperti egizi, statue, papiri, sarcofagi, acquistati, scavati e sottratti ai siti lungo il Nilo. Quando nel 1820 li mette in vendita, l’offerta gira per le corti d’Europa. Il Louvre passa, il British Museum si tira indietro. È Carlo Felice di Savoia ad acquistare tutto nel 1824 per 400.000 lire piemontesi, una cifra enorme per l’epoca. Il palazzo scelto per ospitare la collezione è quello che l’Accademia delle Scienze occupa dal 1783, progettato da Guarino Guarini nel 1679. In pochi anni arrivano nuove donazioni: nel 1833 la collezione Giulio con altri 1.200 pezzi. Il museo apre al pubblico nel 1832. Ha quasi duecento anni e non ha mai smesso di crescere.
Quarantamila reperti su quattro piani nel cuore di Torino
Il Museo Egizio si sviluppa su quattro piani per 8.000 metri quadri di superficie espositiva. Il piano interrato ospita la Galleria dei Re, una delle sezioni più scenografiche: una navata di 50 metri con statue colossali di faraoni allineate su entrambi i lati, tra cui sei figure di Thutmosi III del XV secolo a.C. e una sfinge in granito nero di Amenofi II. Al piano terra ci sono le sale dedicate alla vita quotidiana, con oggetti domestici, strumenti agricoli, tessuti, scarpe di cuoio ancora integre dopo tremila anni. Al primo piano trovi la sezione funeraria con sarcofagi policromi, corredi tombali, amuleti, ushabti. Al secondo piano ci sono i papiri, la sezione più fragile e preziosa. In tutto il museo sono esposte stabilmente 6.500 opere, mentre le restanti 33.500 sono conservate nei depositi accessibili ai ricercatori. È un archivio di civiltà che non ha paragoni in Europa.
Il Libro dei Morti di Iuefankh: 10 metri di papiro
Il dato più sorprendente del Museo Egizio di Torino non è una statua colossale né una mummia reale: è un rotolo di papiro lungo quasi dieci metri. Il Libro dei Morti di Iuefankh, datato al 305-30 a.C., è il papiro funerario meglio conservato al mondo e il più lungo mai rinvenuto. Appartenne a un sacerdote di Amon di Karnak, e contiene 165 formule magiche in geroglifico scritto con inchiostro nero e rosso, accompagnate da vignette illustrate. Ogni formula doveva guidare il defunto nel regno dei morti, superare le prove del tribunale di Osiride, raggiungere il campo dell’aldilà. Il rotolo è esposto nella Sala dei Papiri al secondo piano, disteso in teca climatizzata sotto illuminazione speciale che protegge le fibre vegetali dalla degradazione. Vederlo completamente aperto, con le sue figure minuziose e i segni perfetti, dà il senso preciso di cosa significasse la parola eternità per chi lo ha scritto duemila anni fa.
La tomba di Kha e Merit: intatta dopo tremila anni
Nel 1906 l’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli scopre a Deir el-Medina, nella Valle dei Nobili vicino a Luxor, una tomba intatta del 1400 a.C. Appartiene a Kha, architetto reale sotto Amenofi III, e a sua moglie Merit. È la tomba più completa mai ritrovata: i sigilli erano ancora intatti, il corredo funerario perfettamente conservato. Schiaparelli porta a Torino oltre 500 oggetti: i due sarcofagi interni ed esterni di Kha e Merit, il suo letto da campo con materasso di lino, i vestiti da lavoro, i sandali di cuoio, un metro da cantiere in legno, cibo ancora riconoscibile nelle ciotole. Oggi il corredo di Kha occupa un’intera sala del museo, ricostruito nell’assetto originale della camera funeraria. Le mummie di Kha e Merit sono ancora nei loro sarcofagi, non rimosse, non sezionate. Nel 2004 una TAC ha rivelato che Merit aveva circa 40 anni alla morte e portava monili d’oro. Sono ancora insieme, come li ha lasciati Schiaparelli.
Il riallestimento del 2015 e la nuova identità del museo
Fino al 2012 il Museo Egizio aveva un aspetto da istituzione ottocentesca: sale buie, didascalie in italiano accademico, percorsi confusi. Tra il 2012 e il 2015 arriva un intervento radicale firmato dall’architetto tedesco Dante Benini: 50 milioni di euro di investimento, 3.000 metri quadri di nuovi spazi, illuminazione completamente riprogettata con 3.000 punti luce a LED. Le statue della Galleria dei Re vengono riposizionate su basi di acciaio brunito che le fanno galleggiare nell’oscurità. I papiri ottengono sale con temperatura e umidità controllate. Ogni opera ha una scheda digitale accessibile tramite QR code in sei lingue. Il museo installa schermi interattivi, proiezioni, ricostruzioni in 3D degli ambienti originali. Il risultato è un allestimento tra i più avanzati d’Europa per un museo di antichità. Dal 2015 i visitatori sono aumentati del 40 per cento: nel 2023 il museo ha registrato 910.000 ingressi, il record storico assoluto.
Perché il Museo Egizio di Torino è unico in Europa
Ci sono musei egizi a Londra, Berlino, Parigi, Leiden. Nessuno ha la concentrazione di Torino: 40.000 reperti in un unico edificio, con una continuità cronologica che va dal 3200 a.C. all’epoca copta. Qui non trovi solo grandi monumenti: trovi la vita quotidiana, i mestieri, i sogni funerari di persone comuni. Un sandalo di bambino, un giocattolo in legno, uno specchio da toilette. Il museo collabora con le università di Torino, Bologna e Leida per nuovi scavi a Saqqara, ancora in corso. Entro il 2027 è prevista l’apertura di nuove sale dedicate alla scrittura geroglifica con installazioni interattive per il pubblico scolastico. Il Museo Egizio non è il luogo dove l’antico Egitto è conservato sotto vetro: è il posto dove quella civiltà continua a essere studiata, interrogata, raccontata. Trecentomila anni di storia umana in otto mila metri quadri nel cuore del Piemonte.
Fonti
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da: sito ufficiale del Museo Egizio di Torino; dati di visitatori e investimenti da comunicati stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino; schede scientifiche della collezione Drovetti e del corredo di Kha disponibili nell’archivio online del museo; dati sul Libro dei Morti di Iuefankh dalla banca dati dei papiri egizi dell’Università di Leida. Per approfondire il contesto dei musei italiani e del patrimonio culturale del Piemonte.


